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Tutor DSA cosa fa, qual è la differenza con chi fa ripetizioni?

Deve aver fatto un corso specifico ed avere poi il diploma/attestato.

Ci sono tutor con attestato di poche ore di formazione (week end) oppure di mesi,
una laurea negli ambiti dell’educazione o della psicologia o un master, anche per questo che i costi variano molto.

  • Attualmente è una figura non normata a livello di legge.

Le competenze che deve avere un tutor DSA sono tantissime, ecco le principali:

🎯 Saper leggere una certificazione

🎯 Saper leggere un PDP

🎯 Avere le competenze per eventuali colloqui con i professori, psicologi e altri professionisti

🎯 Saper stilare report dell’andamento delle attività che sta svolgendo

🎯 Conoscere gli strumenti compensativi e dispensativi tradizionali e digitali tra cui mappe concettuali, sintesi vocali, per ogni materia ce n’è almeno uno

🎯 deve saper insegnare un metodo di studio e come Vanno costruite le mappe concettuali per portare lo studente all’autonomia

🎯 Deve sapere alla perfezione le varie normative per dare supporto alla famiglia e alla scuola

🎯 Essere consapevole che spesso gli studenti con DSA hanno in comorbilità altre difficoltà, spesso veramente impattanti

🎯 Saper gestire a livello emotivo le situazioni che si possono creare con lo studente ed insegnare allo studente la regolazione delle emozioni

🎯 Saper dialogare con i genitori e costruire un ambiente favorevole all’apprendimento

 

Le 4 DIMENSIONE del PEI

Le 4 DIMENSIONE del PEI:

  1. Dimensione della relazione, socializzazione e interazione :si faccia riferimento alla sfera affettivo relazionale, considerando l’area del sé, il rapporto con gli altri, la motivazione verso la relazione consapevole, anche con il gruppo dei pari, le
    interazioni con gli adulti di riferimento nel contesto scolastico, la motivazione all’apprendimento
  2. Dimensione della comunicazione e del linguaggio:  si faccia riferimento alla competenza linguistica, intesa come comprensione del linguaggio orale, produzione verbale e relativo uso comunicativo del linguaggio verbale o di linguaggi alternativi o integrativi; si consideri anche la dimensione comunicazionale, intesa come modalità di interazione, presenza e tipologia di contenuti prevalenti, utilizzo di mezzi privilegiati
  3. Dimensione dell’autonomia e dell’orientamento: si faccia riferimento all’autonomia della persona e all’autonomia sociale, alle dimensioni motorio-prassica (motricità globale, motricità fine, prassie semplici e complesse) e sensoriale (funzionalità visiva, uditiva, tattile)
  4. Dimensione cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento: capacità mnesiche, intellettive e organizzazione spazio-temporale; livello di sviluppo raggiunto in ordine alle strategie utilizzate per la risoluzione di compiti propri per la fascia d’età, agli stili cognitivi, alla capacità di integrare competenze diverse per la risoluzione di compiti, alle competenze di lettura, scrittura, calcolo, decodifica di testi o messaggi

Docente curricolare e docente di sostegno DEVONO COLLABORARE l’alunno NON E’ dell’insegnante di sostegno

Il principio della corresponsabilità educativa è alla base del sistema di inclusione scolastico italiano, è stato rilanciato con il DL 66 del 2017 e il Decreto attuativo 182 del 2020 rivisto e corretto dal  DL 153 del 2023 attraverso due importanti innovazioni operative:

  1. l’istituzione del GLO, al quale partecipano “tutti” gli insegnanti dell’alunno con disabilità,
  2. il nuovo PEI che ha una sezione specifica, la n. 8, in cui va specificato cosa faranno e impareranno e come saranno valutati in ogni materia.

Corresponsabilità significa, ovviamente, condivisione delle responsabilità, ossia rispondere dei risultati delle proprie azioni.

L’insegnante di matematica, ad esempio,  è responsabile di quello che i suoi alunni imparano in matematica e ne risponde: dal punto di vita etico e professionale, prima di tutto, ma anche amministrativo, disciplinare e oltre, se i suoi alunni di matematica non imparano nulla. E in questo caso ovviamente è il dirigente che interviene.

Questo vale, pari pari, anche per gli alunni con disabilità.

La differenza è che quello che devono imparare non è definito dai programmi o dai libri di testo, ma da una programmazione personalizzata che si chiama PEI che anche l’insegnante di matematica, come membro del GLO, ha contribuito da definire.

Altra differenza è che c’è un collega, l’insegnante di sostegno appunto, che lo può aiutare ad attivare questa personalizzazione ma ovviamente lui deve fare la sua parte.

Se non è così, deve intervenire il dirigente, altrimenti è responsabile tanto quanto il docente che pensa sia suo diritto non occuparsi di questi alunni.

Osonero lingua straniera, differenza fra ragazzi con DSA e Disabilità

Nella scuola secondaria di primo grado

Se lo studente presenta dei DSA severi, e se richiessto da specialisti e famiglia, può essere esonerato dalle lingue straniere (legge 170/ 10 e suo decreto attuativo Dl 5669/11).

Per ciò che rigurda la seconda lingua è fattibile in quanto poi nella scelta della scuola superiore si sceglierà un indirizzo che non abbia una seconda lingua straniera.

Cosa ben diversa è l’esonero totale dalla prima lingua (inglese), sulla carta è possibile, ma poi ci saranno graavi ripercussioni sul preseguo scolastico in quanto alle superriori, esonerare significa non conseguire il diploma, quindi meglio non farlo neanche nel primo grado.

IL PARADOSSO E’ LA QUESTIONE PER I RAGAZZI CON DISABILITA’

Per la scuola secondaria di primo grado è sempre possibile l’esonero, in quanto il diploma è sempre dato anche se si semplifica “all’osso” le discipline.

Ma per la secondario di secondo grado, anche se il ragazzo fa un percorso C (differenziato) non è possibile esonerare da nessuna disciplina Dl 153/23 art 10 comma  1: ” Per gli alunni con disabilità che frequentano le scuole secondarie di secondo grado non è previsto l’esonero dall’insegnamento di una o più discipline presenti nel piano di studi”.

Ovviamente non sarà chiesto un programma chel’alunno non può fare, ma comunque una valutazione deve esserci, quindi qualcosa deve fare (es. inglese riconoscere i colori, o dire i nomi di alcuni animali, altro…)

 

Cos’è un ordine di servizio?

Cos’è un ordine di servizio? È indispensabile per le supplenze?

L’ordine di servizio è necessario se assegnando una supplenza si modifica l’organizzazione abituale delle lezioni, intervenendo sulla funzione di vigilanza e responsabilità connesse.

Se un insegnante lascia la sua classe senza una formale autorizzazione, o un ordine, rischia la contestazione di abbandono e può essere considerato responsabile in caso di incidenti.

Un ordine di servizio è un atto formale del Dirigente, firmato da lui o da una persona da lui autorizzata.

Non ha necessariamente l’aspetto di una lettera intestata e protocollata; anche un registro delle sostituzioni può avere funzione analoga se riporta gli estremi indispensabili del provvedimento (chi deve fare cosa) e se ogni singola disposizione è firmata dal responsabile.

Non è un ordine di servizio una circolare che indica in modo preventivo quale tipologia di personale deve sostituire gli eventuali assenti senza indicare esplicitamente nomi e date.